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FASHION DMG MODA

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA presenta COREA PROJECT

  • Posted by admin on Gennaio 22, 2019

Progetto in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Corea e l’Istituto Culturale Coreano e l’Hanbok Advancement Center

Gli studenti del secondo anno del corso di primo livello di Culture e tecnologie della moda dell’Accademia di Belle Arti di Roma presentano la sfilata Corea Project.

Progetto che nasce da una collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Corea, l’Istituto Culturale Coreano e l’Hanbok Advancement Center.

Da un workshop, presso l’Istituto Culturale Coreano, che ha visto protagonisti gli studenti nello studio dell’hanbok, l’abito tradizionale coreano, e delle varie tecniche di lavorazione del tessuto, è nata l’idea di questo progetto.

Undici collezioni, interamente progettate e realizzate dagli studenti, in cui è forte l’ispirazione che nasce dalle tradizioni coreane, ma anche ben presente la loro coscienza occidentale e il legame con il più profondo sentire di ognuno, i suoi pensieri, la sua interiorità.

Gli abiti tradizionali coreani si chiamano Hanbok. Sono caratterizzati da linee e forme graziose che creano un’aura serena. L’Hanbok ha mantenuto le sue componenti di base per tutta la storia coreana da 5.000 anni, mentre i suoi stili e le sue forme si sono evoluti in vari modi in base allo stile di vita, alle condizioni sociali e al gusto estetico dei tempi. 

La stilista coreana Young Ae Lee presenterà dieci abiti tradizionali e undici abiti tradizionali reinterpretati in chiave moderna.

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA

 

Alessandro Vulcano – SINCRASI
In linguistica, la contrazione di due elementi in uno: da una parte l’Occidente tutto e dall’altra il mondo Koreano contratti in una fusione di materiali discordi: dalla seta al nylon, dal cotone alla vernice. Le forme dell’Hanbok si scontrano con quelle tipiche dell’abbigliamento occidentale, per una donna in punta di piedi, che oscilla tra due mondi.


Rita Guardabascio – TRINCEA

Degli esili uccelli volano intorno a una tigre inferocita che tenta di attaccarli. Questa antica rappresentazione coreana, simbolo di forza, si declina in un incontro-scontro tra la delicatezza della seta impalpabile degli uccelli ricamati e la forza del cotone grezzo su cui irrompe una texture tigrata rossa. La biancheria diventa protagonista insieme al trench, storicamente cappotto occidentale da trincea, che viene rivisitato ispirandosi alla foggia ampia dell’hanbok. In un gioco di sovrapposizioni, le forme restano tuttavia rigorose e quasi militari su una donna androgina.

Aurora Promutico – OXYMORON
Un viaggio a metà tra due culture diverse che si fondono insieme quasi per contrasto, cercando di far sopravvivere un’anima delicata e leggera nonostante la pesantezza dei tessuti e delle sovrapposizioni che la sovrastano.


Andrea Mugavero – CHECKMATE

Il richiamo al gioco di origine asiatica degli scacchi nella sua più emblematica mossa ma anche alla simmetria, alla semplicità e eleganza insieme. Il patchwork coreano e la stampa a scacchi sono utilizzati come trait d’union tra il mondo Occidentale e la Corea Del Sud, in una fusione di tessuti, dove il crêpe viene visto come segno di contaminazione della tradizione, riaffermata dalla raffinatezza dei fiocchi dell’Hanbok. Questo gioco di contrappunti tra Asia e Occidente porta a forti richiami verso una donna elegante ma allo stesso tempo forte ed eccentrica.


Giulia Fastellini – SYNTHESIS

Sintesi e occidentalizzazione di volumi e forme dell’Hanbok, attraverso una grafica che rimanda al patchwork e ai disegni coreani sia nelle linee precise che nei colori tenui, con elementi bianchi che riprendono nella tradizione l’idea e il loro pensiero sulla purezza d’animo e la spiritualità. Il tutto combinato in una silhouette morbida dalle curve dolci.


Domitilla Damiani – FERITA

Nell’uso tradizionale del vestire coreano vengono adoperate, come indumento intimo, delle bende; qui interpretate sia nel senso di fasciatura di ferita ma anche di protezione del corpo sano. Protezione di una ferita, ma anche forza, possibilità di ferire. Benda fragile, sottile, che però ripetendosi e avvolgendosi diventa forza. Ancora una volta la ferita è evocata dalle irregolari impunture sulla seta imbottita, che ricordano i punti di sutura sulla pelle, questa volta non coperte. La forza è mostrare le nostre ferite.

 

Guo Huimin – INTEGRAZIONE

L’idea di partenza è quella di rendere contemporaneo il costume tradizionale coreano. Nella collezione alcuni elementi fondamentali dell’hanbok, come le maniche larghe, il busto corto, sono declinati secondo forme nuove. Se i colori riprendono quelli più comuni del costume coreano, i tessuti scelti sono contemporanei, per dare a questo una nuova forma.

 

Federica Bettelli – INTO THE WILD

L’espressione già si riferisce ad un tipo di abbigliamento tecnico e funzionale: piumini che coprono il corpo dal freddo, pantaloni che si annodano per essere chiusi e giacche a vento. Una rielaborazione dell’abito tradizionale coreano da un punto di vista più funzionale e occidentalizzato dato anche dall’utilizzo di tessuti tecnici come il nylon. Le texture rimandano direttamente alla cultura tradizionale coreana: il patchwork e il bojagi da cui è ispirata la texture con la foglia oro. A completare gli outfit scarpe da trekking e galosce.


Lucrezia Matola – RADICI

Nell’abito tradizionale coreano ogni colore ha un significato ben preciso, un flusso di energia che invade ed eleva ogni abito. Il colore verde è legato alla terra mentre il rosso al fuoco. Le radici della tradizione sono piantate nella terra ed il fuoco, che è simbolo di trasformazione, influisce sulla materia e la modifica. Fili e fibre, che come elementi della natura si piantano nel terreno, si intrecciano e si snodano, in una metamorfosi che segue il corpo ed i suoi movimenti.

 

Leonardo Ferri – ONIRICA

La collezione presenta una fusione di fogge, tipici costumi occidentali provenienti dal passato, ed orientali, arrivati a noi da terre lontane, creando l’atmosfera di un posto popolato da creature di dubbia natura ed eterea bellezza, come solo le si può trovare nelle illustrazioni dei libri di favole. Indumenti corti, voluminosi, bianchi e trasparenti con la finalità non di coprire ma di adornare le esili e sinuose figure, la cui misticità è accentuata da fastosi accessori.

 

Susanna Picchiami – CON-TEMPO

Sporco e logoro, è l’uomo che gira per la città. Il suo lavoro si intreccia con la vita, creando segni profondi come solchi. Sono abiti che invecchiano come uomini, che in origine erano filosofi vestiti di bianco. Un bianco che vive e muore. 

 

COREA PROJECT  a cura di Alberto Moretti e Sara Chiarugi  

Coordinamento didattico

Edelweiss Molina

Irene Cerrati

Alessandra Cigala  

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA

Via di Ripetta, 222  00186 Roma  

Presidente Mario Alì  

Direttrice  Tiziana D’Acchille  

Ufficio Stampa  Giulia Aloisio Rafaiani  

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA
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